Basilio Boioannes: qualche cenno sull'ultimo grande Catapano d'Italia
- Emanuele Rizzardi

- 21 ore fa
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Nel 1018 il governo dei Romani in Italia meridionale era seriamente minacciato da una rivolta su larga scala, capitanata da Melo di Bari, un nobile di origini oscure, probabilmente longobarde, che era riuscito a catalizzare il malcontento della popolazione locale, in particolare dei Longobardi, nei confronti dell’impero, che in quel periodo si stava concentrando contro la Bulgaria e aveva lasciato l’Italia esposta agli attacchi dei Saraceni e ad una pesante pressione fiscale. Melo, suo fratello Datto e il capitano mercenario normanno Drengot avevano già ottenuto successi schiaccianti e si avviavano a creare un loro dominio indipendente nella zona. Avevano preso le armi qualche anno prima e conquistato Bari, ma erano stati successivamente costretti a fuggire. Questa volta però avevano un vantaggio netto.
Fu allora che il basileus Basilio II inviò contro di loro Basilio Boioannes, con una grande scorta d’oro e al comando di un grosso esercito di mercenari Russi, Bulgari, Macedoni, perfino reparti della guardia Variaga. Fu nominato Catapano, ossia la massima autorità civile e militare d’Italia, che rispondeva direttamente all’imperatore.
Il Boiannes impegnò nello stesso anno le truppe degli insorti presso Canne, dove oltre un millennio prima Annibale aveva sconfitto le truppe della Repubblica. Lo scontro si risolse in un massacro per gli insorti, che persero il grosso del loro esercito e furono dispersi. Dei tremila Normanni, ne sopravvissero circa cinquecento.
Non abbiamo molti dati sulla battaglia, ma sappiamo che le truppe imperiali erano molto più numerose di quelle dei ribelli.
Melo fuggì in Germania e chiese l’aiuto dell’imperatore Enrico II, che lo nominò duca di Puglia, ma morì a Bamberga nel 1021, prima di poter riprendere le ostilità.
Datto, con l’appoggio del Papa, riuscì a riorganizzarsi in una fortezza sul fiume Garigliano, Boioannes lo raggiunse passando attraverso territori neutrali, lo sconfisse e portò in catene a Bari, dove venne ucciso in uno spettacolo pubblico nel giugno 1021; fu chiuso in una botte e calato in mare.
Drengot non sopravvisse alla battaglia, i suoi Normanni si riorganizzarono nell’Appennino, ma furono poi costretti dal Boioannes ad abbandonare la zona.
Basilio pacificò la popolazione locale amministrando equamente la giustizia e concedendo ampi privilegi ai chi decideva di trasferirsi lungo il confine, dove restaurò una serie di città fortificate: Melfi, Dragonara, Castel Fiorentino e la località di Troia, dove fece riedificare la più grande fortezza della regione. Quella zona era di importanza vitale, posta lungo la via Francigena e passaggio obbligato per chiunque scendesse da nord con l’intento di minacciare Bari, ed era palese che Enrico II non si sarebbe fatto scappare l’occasione di scendere in Puglia, dopo il supporto concesso a Melo.
Il Boioannes fu anche rigido nel restaurare l’autorità imperiale nei dominii longobardi che avevano appoggiato Melo o tenuto una condotta ambigua: ristabilì guarnigioni imperiali a Capua, Salerno e Benevento, inoltre le truppe imperiali si spinsero fino al Lazio, convincendo il Papa a ritirare ogni velleità espansiva verso sud.
(Alcune fonti riportano che Datto fosse il cognato di Melo, marito di sua sorella)
L’idea di creare un sistema difensivo statico lungo il confine fu un’ottima previsione, perché le truppe dell’imperatore Enrico II già nel 1021 si radunarono per scendere in Italia. Lo scopo parve la riconquista dei territori Longobardi tradizionalmente vassalli del Sacro Romano Impero, oltre ad un’azione punitiva verso l’operato del Boioannes e della corte di Costantinopoli.
Non è noto il numero degli armati germanici, ma dovevano esseri sicuramente molto numerosi. Indelli stima fossero circa 60.000, di sicuro molto più numerosi dell’esercito del Catapano, questo è anche dimostrato dal fatto che il Boioannes evitò qualsiasi forma di sfida o di scontro campale, preferendo che i tedeschi si logorassero in lunghi ed estenuanti assedi, aggravati dal maltempo. Questo comportamento avvalora anche l’ipotesi che il basileus Basilio II avesse ritirato i mercenari dati durante la prima spedizione, e che quindi il Boioannes si fosse trovato a fare affidamento solamente sulle leve locali, di certo inadeguate ad affrontare le numerose armate germaniche.
Inizialmente il successo degli invasori fu netto: una delle loro colonne marciò su Capua, che fu rapidamente sottomessa, seguita da Salerno. Una seconda colonna mosse su Benevento, che a sua volta venne occupata, prendendo anche l’abazia di Montecassino. Infine, l’esercito germanico mosse sulla fortezza di Troia, probabilmente con l’intento di colpire la Puglia e la città di Bari.
Troia era costruita su un’altura che dava su una fertile pianura, attraversata da diversi ruscelli dalle vicine montagne, un’area ideale dove concentrare la resistenza.
I locali seppero tenere il forte per qualche mese, dopodichè Enrico II concesse formale clemenza agli assediati e tornò in Germania. Questo atto sembra una manifestazione elegante dell’impossibilità di mantenere lo stato di guerra, di fatti il Boioannes entra a Troia poco dopo con un gran numero di viveri. Non tenta di colpire i tedeschi in ritirata, ma di fatto riconquista rapidamente molte delle città occupate dal nemico. Nel complesso, Enrico II subì una cocente sconfitta.
Il Boioannes, dopo aver concesso ulteriori privilegi agli abitanti di Troia per la loro eroica resistenza, mosse sulla costa per fronteggiare le incursioni dei Croati di Rayca (1023), ottenendo una vittoria con l’uso delle leve “barensi”. L’anno successivo mosse direttamente contro il regno di Croazia, dove ottenne una vittoria e l’invio come ostaggi a Costantinopoli del figlio e della moglie del re di Croazia.
Nel 1025 sarebbe dovuta partire una grande spedizione per la riconquista della Sicilia, ma la morte di Basilio II fece annullare il progetto.
L’anno successivo, il Boioannes mosse contro Capua, ancora controllata da lealisti germanici, e rimise sul trono della città il suo protetto, Pandolfo IV.
Nel complesso, escludendo il crescente problema degli Arabi in Calabria, il Catepanato del Boioannes fu caratterizzato da splendide vittorie militari, espansione territoriale e benessere per le popolazioni locali.
Il suo governo durò fino al 1027, dopodichè fu richiamato a corte e sostituito da Cristoforo Burgaris. Un articolo di Emanuele Rizzardi
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