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Vita da bastardo... nella Costantinopoli medievale

A Costantinopoli nel Medioevo "bastardo" non era un insulto, ma una precisa categoria: tutti i figli nati fuori dal matrimonio... che per il tempo non era una cosa da poco.


Nel diritto dell’Impero Romano d’Oriente la condizione la normativa, plasmata dal Corpus Iuris Civilis giustinianeo e dalle riforme della dinastia macedone (specie Leone VI il Saggio), distingueva nettamente fra figli naturali, spuri (bastardi) e figli bastardi legittimati, facendo ruotare lo status di ciascuno attorno a tre variabili: la qualità dell’unione da cui il figlio era nato, il riconoscimento paterno e l’eventuale sanatoria successiva. Il termine preciso per questi figli era nóthos.

Andiamo ora a vedere le tipologie con alcuni esempi:


  • Figlio naturale riconosciuto (*filius naturalis* / φυσικὸς παῖς)


Il figlio naturale era colui che nasceva da una concubina stabile, donna libera con cui l’uomo conviveva in un’unione di fatto socialmente tollerata ma non matrimoniale. Il padre poteva riconoscerlo senza obbligo, e il riconoscimento generava un vincolo giuridico leggero: diritto agli alimenti, possibilità di ricevere lasciti testamentari entro limiti fissati dalla legge. Il figlio naturale restava comunque un nóthos: escluso dalla patria potestas, non portava il nome della famiglia paterna e, almeno in certi periodi, non poteva accedere alle cariche senatorie. Era riconosciuto, ma non equiparato a un figlio legittimo. Insomma, il padre ammette pubblicamente che il bambino è suo, ma non parte della famiglia.


Michele (Costantinopoli, VI secolo).

Michele nasce dalla relazione stabile tra il senatore Flavio Ipazio e la liberta Eudocia, che vive come concubina in un’ala separata della casa. Il padre lo riconosce pubblicamente, gli fa impartire lezioni di retorica e lo avvia al commercio marittimo, ma non può trasmettergli il rango senatorio. Quando Ipazio muore, lasciando due figli legittimi, Michele riceve per testamento solo una piccola parte del patrimonio, Non è un reietto, ma resta giuridicamente un “estraneo” alla famiglia paterna.


  • Spurio non riconosciuto (*spurius* / σπόριος)


Il bastardo classico. Erano spuri tutti i nati da unioni illecite o non qualificate: adulterio, incesto, relazioni occasionali, prostituzione, oppure da donna schiava non affrancata. l Il padre non esisteva: la paternità non poteva essere riconosciuta e, nel caso dell’adulterio, era persino proibita la presunzione di paternità. Lo spurio apparteneva esclusivamente alla famiglia materna; non portava il nome paterno, non aveva alcun diritto successorio verso il padre e non poteva, in linea di principio, essere legittimato (salvo rarissimi casi). Era un fantasma giuridico rispetto al genitore biologico maschio.


Anna (Costantinopoli, IX secolo).

Anna è frutto di una relazione adulterina tra la nobildonna Irene, moglie di un ufficiale del thema, e un giovane segretario imperiale. Per evitare lo scandalo, la bambina viene abbandonata presso un monastero. Nessuno la riconosce: il padre biologico nega tutto, il marito di Irene la ripudia come “figlia del peccato”. Anna cresce senza cognome, non può ereditare né dal padre naturale né dal marito di sua madre, e il suo unico status è quello di umile conversa, senza alcun legame giuridico con la famiglia di origine.


  • Bastardo legittimato


La legittimazione cancellava l’illegittimità e rendeva il figlio, a tutti gli effetti, nato da giuste nozze.

Il matrimonio “curava” la nascita retroattivamente secondo la legge giustineanea. Leone VI (Novella 89) permise di legittimare tutti i bastardi nati fuori dal matrimonio con una certa elasticità, anche in presenza di figli legittimi già nati


Costantino (Nicea, XI secolo).

Costantino nasce dalla relazione libera fra il mercante Andronico e Maria, la sua vicina di casa. Andronico parte per un viaggio e quando torna, trova la sorpresa. L'uomo sposa Maria. In forza della legislazione di Leone VI, ormai consolidata nei Basilici, il matrimonio sana retroattivamente la nascita di Costantino. Il ragazzo diventa a tutti gli effetti un figlio legittimo, erede del patrimonio e candidato a cariche pubbliche.


CASO SPECIALE: rescritto imperiale (per rescriptum principis)


Era un atto di grazia sovrana. L’imperatore, con una sua lettera, equiparava il figlio naturale a un figlio legittimo. Per gli spuri rimaneva quasi sempre precluso, ma la prassi bizantina ammise eccezioni sempre più frequenti, soprattutto in epoca tardiva, facendo del rescritto una sorta di valvola di sicurezza dinanzi a situazioni irregolari ma meritevoli di clemenza.


Elena (Trebisonda, XIV secolo).

Elena è figlia di un alto dignitario, nata da una relazione con una donna libera mentre il padre si trovava in ambasceria in Italia. Il padre l’ha allevata in casa e la tratta a tutti gli effetti come sua figlia, ma non può regolarizzare l’unione perché la madre è morta di parto. Decide allora di supplicare l’imperatore. Ottenuto un rescritto ad personam, Elena viene dichiarata legittima. Il rescritto funziona come un colpo di spugna sovrano sul suo passato e nessuno la può più chiamare "bastarda"... tiè!


Un articolo di Emanuele Rizzardi


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