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Basilica, Filosseno, Teodosio: tre cisterne a Costantinopoli

Costantinopoli aveva un sistema idrico e di immagazzinamento dell'acqua eccellente, che si fa perfino fatica a immaginare per una società agricola e manuale come quella romana.

In questo articolo voglio parlare di tre cisterne delle centinaia presenti, per farvi tuffare (letteralmente) nel mondo sotto ai nostri piedi:


La Cisterna Basilica:


La necessità di avere una grande riserva d'acqua dolce fu avvertita fin dai tempi dell'imperatore Giustiniano, che diede il via alla costruzione di questa grandissima cisterna che misura circa 140 metri per 70, in cui trovano spazio dodici file di 28 colonne alte 9 metri e distanziate l'una dall'altra di 4,90 metri, con una capienza di circa 80.000 metri cubi di acqua. La cisterna veniva rifornita dall'acquedotto di Valente che prendeva l'acqua da una foresta a 19 km da Costantinopoli. L'ambiente interno della cisterna è sufficientemente acclimatato e illuminato per consentire la vita animale, infatti ci sono dei pesci ancora oggi.


La struttura fu utilizzata durante tutta la vita dell'impero e, probabilmente, anche durante la dominazione ottomana. Il suo scopo principale era il rifornimento del palazzo imperiale e degli edifici ad esso collegato; è difficile dire se, una volta andato in disuso, la cisterna sia semplicemente diventata una scorta idrica per la città, oppure sia via via calata di importanza con l'andare del tempo. Di certo, al momento della conquista ottomana l'edificio, insieme al complesso imperiale, era in stato di grave incuria.

Le colonne sono state costruite con materiale di riciclo prese probabilmente da edifici in disuso o vecchi templi pagani. Un esempio è costituito dalla base di due colonne, composte da due teste di Medusa.


La cisterna di Filosseno:



La cisterna detta "di Filosseno", sempre sotterranea come quella di Teodosio, aveva dimensioni più ridotte (64x56,6 metri) e capacità dimezzata (40.000 metri cubi). Le sue colonne sono fatte in massima parte di marmo preso nelle isole antistanti la città.

Fu costruita fra il 300 e il 400, poi rimaneggiata e restaurata in epoca Giustineanea.

Si trovava sotto il palazzo di Arcadio Similmente alla Basilica, cadde in disuso e se ne perse traccia fino al 1600 circa, quando venne riscoperta e rinominata "cisterna delle mille colonne". Ora é un'attrazione turistica.


La cisterna di Teodosio:



La cisterna "di Teodosio" è così chiamata perché fatta costruire dall'omonimo imperatore fra il 428 e il 443. Come per le altre summenzionate, l'acqua veniva rifornita dall'acquedotto di Valente con lo scopo originale di rifornire il ninfeo cittadino, i bagni di Zosippo (Zeusippo) e, in misura occasionale, il gran palazzo imperiale.


Anche questa cadde in disuso con la grande crisi scatenata dalle invasioni arabe. Non abbiamo fonti certe sulle date, ma sappiamo che la sua funzione venne totalmente meno nel 700 o nei decenni immediatamente successivi, quando i bagni furono convertiti in prigione, dopo un periodo di declino. Se ne perse rapidamente la memoria e venne totalmente dimenticata.

Questa cisterna é più piccola delle altre, con un'area di 25 metri e appena 32 colonne di marmo per un'altezza del tetto di circa 9 metri.

È stata riscoperta e rivaluta solo di recente, pulita dal fango negli anni 2000, ora é sede di esposizioni.

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