Il grande massacro dei Latini di Costantinopoli (1182)
- Emanuele Rizzardi

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La morte del basileus Manuele Comneno (1180) lasciò l'impero in una situazione precaria. Il sovrano aveva fallito nella riconquista dell'Asia Minore centrale e del Meridione d'Italia, eclissando il sogno di far tornare l'impero al rango di superpotenza mondiale, ma lo aveva comunque lasciato in una posizione politica e diplomatica ancora temibile, con le sue braccia che si estendevano da Ancona ad Antiochia.
Tuttavia, vuoi per le fallite spedizioni militari, vuoi per i tentativi di “occidentalizzare” l'impero introducendo usi e costumi stranieri, Manuele non fu molto amato dai suoi contemporanei.
Dopo la sua morte scoppiò quasi subito una guerra civile fra la regina reggente Maria d'Antiochia, che governava l'impero per conto del figlio undicenne Alessio; e l'usurpatore Andronico Comneno, cugino di Manuele.
Andronico al tempo era già molto anziano (64 anni) e aveva tentato più volte di prendere il trono, fallendo miseramente, ma godendo sempre del perdono di Manuele, che era cresciuto con lui e nutriva verso il cugino un grandissimo affetto personale.
Complici anche dei conflitti interi alla corte di Costantinopoli, l'usurpatore partì immediatamente da una posizione di vantaggio, perchè era molto popolare fra i cittadini dell'impero in quanto uomo di bell'aspetto, carismatico e noto frequentatore di molteplici donne, era insomma un personaggio pubblico invidiato. Inoltre, ottenne rapidamente il supporto di buona parte della nobiltà e del clero quando iniziò una politica di “caccia allo straniero”. Infatti accusò Maria, che era Latina di madrelingua francese, di sfruttare il trono per fare gli interessi degli occidentali e scapito di quelli del popolo e si pose come il salvatore della patria dai suoi nemici, ufficialmente garantendo il trono del piccolo Alessio, senza volerlo soppiantare.
Quelle sue parole erano vere? Se è vero che Maria aveva favorito i latifondisti, come i grandi mercanti Latini, possiamo comunque dire che la sua influenza era mitigata e controllata da vari membri della corte, e che a fianco di Manuele aveva mostrato di avere a cuore gli interessi dell'impero, agendo anche come una sorta di spia. Inoltre, Maria era nota più per il suo aspetto grazioso che per le sue doti politiche, ma di certo la sua incompetenza non può essere confusa con un tentativo di danneggiare volutamente lo Stato Romano.
Una volta radunato un grosso esercito, Andronico arrivò sulla sponda orientale del Bosforo, forse a Crisopoli. Gli eserciti fedeli alla regina, mandati contro di lui per fermarlo, passarono rapidamente dalla sua parte senza neanche combattere, l'ultima goccia fu la defezione del megaduca Alessio, che trasportò l'esercito dell'usurpatore a Costantinopoli, dove fu accolto da una folla festante giunta ad ammirare l'autoproclamato salvatore della patria. Andronico però esitò a far arrestare Maria, anzitutto perchè aveva ancora dalla sua parte la guardia imperiali, i temibili variaghi e il supporto dei Latini, forse anche perchè temeva che un tale gesto gli avrebbe alienato le simpatie dei meno “estremisti”.
Aveva bisogno di una scusa, un capro espiatorio per sbarazzarsi dell'odiata straniera senza temere alcun tipo di ripercussione.
Perciò, la sua attenzione si rivolse rapidamente alla nutrita comunità latina di Costantinopoli. Chi meglio degli odiati stranieri potevano essere sacrificati per la causa?
In pochissimo tempo, le spie di Andronico fecero circolare la voce che i Latini sostenevano in blocco la regina e si stavano armando per massacrare la popolazione di Costantinopoli e depredarne le chiese...
Al tempo del Massacro, Costantinopoli non aveva più la popolazione di un tempo, ma contava ancora qualcosa come 400.000 abitanti, ed era una delle più grandi città al mondo. Di questi, circa 60-80.000 erano stranieri, in massima parte Latini.
I Latini, che avevano acquisito grande preminenza negli ultimi secoli, vivevano in quartieri a loro dedicati che erano vere e proprie città nella città, e dei quali i più grandi e popolosi erano quello genovese e pisano.
Ma chi erano questi stranieri che abitavano la Città?
Le persone più disparate: piccoli e grandi mercanti con le loro famiglie, artigiani, soldati di ventura e mercenari, pellegrini in viaggio e di ritorno dalla Terrasanta, marinai, mendicanti, gente in cerca di fortuna, ecclesiastici come suore e preti di rito latino che esercitavano le funzioni religiose, la cura degli ammalati e quella dei poveri.
Quando il vento iniziò a soffiare a favore di Andronico, alcuni Latini capirono che la situazione sarebbe presto degenerata e fuggirono a bordo di una cinquantina di navi, forse aiutati anche da qualche “soffiata” da parte di persone vicine alla corte, ma la stra grande maggioranza della popolazione fu colta dalla violenza del popolo romeo inferocito e sobillato dall'usurpatore Andronico totalmente impreparata.
Un fiume di cittadini inferociti si gettò contro i Latini nei loro quartieri, armati con quello che capitava, con il chiaro intento di non lasciare sopravvissuti. I Latini misero mano alle armi e tentarono di organizzare dei punti di resistenza, diedero filo da torcere alla folla nemica, ma la superiorità numerica dei Romani era troppo soverchiante e ben presto non ci fu alcuna speranza.
Ogni latino, indipendentemente da età, sesso, ceto sociale e occupazione fu trucidato per le strade, oppure perì negli incendi che vennero appiccati agli edifici.
Il clero ortodosso colse l'occasione per sbarazzarsi di quello latino e perciò le fiamme non risparmiarono neanche le chiese, mentre ai preti e alle suore furono inflitti lunghe torture prima della morte; le fonti riportano che il legato pontificio Giovanni fu decapitato e la sua testa legata alla coda di un cane per il pubblico ludibrio.
Anche gli ospedali, come quello dedicato a San Giovanni, furono saccheggiati e vennero massacrati i malati al loro interno. Perfino i cimiteri furono profanati e i cadaveri dei Latini presenti gettati per le strade con grande divertimento dei razziatori.
In pochissimo tempo vennero trucidate circa 40.000 persone, dopodiché la folla si placò, forse perchè sazia di sangue, forse troppo occupata ad accaparrarsi i monili di oro e argento trafugati dalle chiese e dalle case dei ricchi mercanti.
Sopravvissero circa 4.000 persone, che furono radunate e vendute come schiavi ai Turchi.
Nonostante il massacro fosse senza precedenti e decisamente contrario alla morale cristiana che costituiva le fondamenta dell'impero Romano, Andronico fu considerato come l'eroe che aveva ripulito la città dagli stranieri e ormai aveva acquisito un potere tale non dover temere più nulla. Il suo timore di subire un “contrattacco” da chi era fedele alla regina si esaurì del tutto, perciò fece arrestare Maria, ormai rimasta totalmente isolata e divenne di fatto il nuovo basileus.
L'ex regina si giocò la sua ultima carta cercando l'aiuto degli ungheresi, ma la sua lettera fu intercettata e Andronico colse l'occasione per condannarla a morte, non senza rimarcare quanto la regina “straniera” stesse ancora una volta tramando contro l'impero.
Secondo la leggenda, il piccolo Alessio fu forzato a firmare la condanna a morte della madre, dopodichè l'usurpatore chiese a suo figlio Manuele di eseguire la sentenza ma egli, sdegnato dal comportamento del padre, si rifiutò. La regina venne quindi uccisa da un eunuco, strangolata oppure affogata in un secco.
Alcuni hanno ipotizzato che in realtà il massacro fosse scoppiato per caso, del tutto spontaneamente, e che Andronico ne abbia semplicemente approfittato, ma tale tesi rimane molto minoritaria.
Un articolo di Emanuele Rizzardi
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