L'ultima comunità pagana d'Europa: gli abitanti di Hirta
Se il paganesimo europeo finisce a livello istituzionale nel 395, diverse comunità pagane sopravvivono per secoli in aree più o meno remote. Nel 535 Belisario raggiunge un villaggio in Italia sull'appennino i cui abitanti venerano Apollo e ignorano l'esistenza di Gesù, mentre trent'anni dopo papa Gregorio Magno lamenta la moltitudine di pagani in Sardegna.
C'è però una comunità che è andata avanti ben oltre ogni aspettativa grazie ad una serie di fattori del tutto particolari, infatti la conversione completa è avvenuta attorno al 1870... si esatto 1870, per intenderci nello stesso periodo in cui la Prussia diventava impero tedesco e in cui la Gran Bretagna era la potenza più vasta sul globo.
Come è possibile tutto questo? Soffermiamoci sull'analisi dei culti pagani delle isole, nel prossimo esamineremo insieme la loro storia.
Bella l'isola nella foto, vero? è dove hanno vissuto i pagani kildani per qualche millennio, ad ovest della costa scozzese; l'arcipelago non è particolarmente distante dalla costa, ma delle correnti fortissime e onde di mare alte oltre 10 metri lo rendono un paradiso isolato, o una prigione infernale a seconda dei punti di vista.
Per questo motivo, nonostante le isole fossero ben note, gli sforzi per cristianizzarle furono minimi fino almeno al 1750. Teoricamente veniva inviato un sacerdote una volta l'anno per battezzare i bambini e fare qualche cerimonia, ma le cronache ci dicono come gli isolani fossero particolarmente indifferenti a queste pratiche.
Non abbiamo molte informazioni sul paganesimo kildano perchè non esistono fonti scritte, ma l'archeologia e i racconti orali ci dicono quanto basta per farci un'idea.
Anzitutto, nonostante i kildani fossero affini ad altri popoli gaelici, non avevano un pantheon di divinità ma credevano semplicemente negli spiriti e nelle forze della natura, questi elementi non avevano solo una valenza religiosa ma erano parte delle tradizioni e degli usi e costumi locali. Gli animali avevano un ruolo particolarmente importante, in particolare capre e uccelli che costituivano la maggior fonte di cibo per gli abitanti.
Anche la loro lingua era strana: era come se fosse passata dal gaelico al norreno e poi ancora al gaelico
I kildani vengono descritti come "irreligiosi", ossia che le pratiche religiose avevano un peso bassissimo nel loro stile di vita: non esisteva una gerarchia ecclesiastica, non esistevano rituali pubblici o festività. I kildani quindi avevano una spiritualità animistica e sciamanica, molto diversa dai culti "druidici" diffusi in Britannia. La loro popolazione è oggetto di dibattito, ma si stima non siano mai state più di una manciata di famiglie: 180-200 persone al massimo.
Ci sono ancora oggi le rovine di cinque altari rituali, semplici cerchi di pietre sparsi in tutta l'isola maggiore (Hirta); il modo in cui venissero usati questi cerchi è sconosciuto, ma i kildani vi si fermavano anche in tempi recenti durante le loro attività quotidiane. Il loro uso fu proibito attorno al 1865 ad opera dei missionari calvinisti.
Un altro lascito del mondo pagano sono due edifici in pietra a secco, costruiti durante l'età del ferro. Uno di essi narra la leggenda remota di una donna guerriera che si riposava al suo interno appoggiandovi spada ed elmo quando le isole dell'arcipelago erano unite (quindi, teoricamente, nell'età della pietra). L'altro è la casa di una figura mitica locale che avrebbe guidato una rivolta.
Infine, ci sono i resti di una fortificazione costruita dai Fir Bolg, un popolo mitico dell'Irlanda.
C'è anche stata una certa influenza dei danesi norreni sulle isole, in particolare a livello linguistico, ma non è chiaro come questi abbiano influenzato le credenze locali anche se possiamo ipotizzare che la religiosità sia rimasta grossomodo la stessa dal 2000 A.C. fino al 1860 circa.
Perchè i missionari si impegnarono così tardi nella conversione? Riassumo in tre punti:
- Isole difficilissime da raggiungere a causa delle condizioni atmosferiche
- Isole strategicamente irrilevanti
- Popolazione molto bassa
Probabilmente le isole erano abitate già dall'età della pietra, ma i primi ritrovamenti sono dell'età del ferro. Le informazioni che abbiamo fino al Medioevo sono scarsissime, se escludiamo frammenti di oggetti e i resti di qualche struttura. Di certo, i pochissimi (100-200) abitanti sono di lingua gaelica e di ceppo celtico, forse di origine irlandese.
Il cristianesimo arriva durante l'alto Medioevo e ci sono tracce di strutture religiose di questo periodo, ma a quanto pare gli isolani o dimenticarono tale fede o semplicemente non se ne curarono più di tanto.
Prima del 1000 abbiamo traccia di spedizioni danesi nelle isole che ne hanno influenzato la linguistica locale e per cui alcuni studiosi (Borghi ndr) hanno ipotizzato un popolamento ad opera dei norreni.
Dal 1300 al 1600 le isole furono sotto il controllo del clan scozzese Clan MacLeod che inviò sporadicamente dei monaci per battezzare i bambini e per riscuotere alcuni tributi in natura come uova di uccello, ma l'interesse per il piccolo arcipelago era palesemente bassissimo.
Le isole vengono menzionate molto raramente, per esempio in una cronaca islandese del 1202 con il nome di Hirta.
Il primo tentativo di conversione documentato è ad opera del missionario Alexander Buchan a partire dal 1705 e fu un fallimento; gli isolani non compresero o non furono interessati a prendere parte ad una religione organizzata e continuarono a praticare i propri riti "sciamanici".
In questi anni l'isolamento è ancora tale che, durante una visita nel 1746, gli isolani ignoravano chi fosse il re di Inghilterra oltre agli eventi degli ultimi decenni.
Dal 1822 al 1844 il reverendo John MacDonald ottenne qualche successo anche perchè si adoperò in prima persona per migliorare la difficile vita degli isolani: fece costruire una scuola, una chiesa, raccolse fondi per ristrutturare le case dell'unico villaggio e portò nuovi attrezzi agricoli. Gli isolani lo adorarono e probabilmente a questo punto la cristianizzazione aveva preso piede in maniera significativa.
Dal 1844 a 1864 non venne inviato nessun missionario, a riprova che MacDonald aveva fatto un buon lavoro, tuttavia nel 1865 venne inviato il reverendo John Mackay. Che la sua presenza fosse necessaria perchè si temeva un revival del paganesimo o semplicemente perchè era da tanto che non si vedeva una figura religiosa nell'isola non è noto. Forse è da tenere in considerazione anche la serie di tensioni interne alla chiesa di Scozia in quegli anni.
Mackay instaurò un regno del terrore che durò 24 anni. Trovando che gli abitanti non erano abbastanza religiosi, impose leggi severissime e si trasformò nel tiranno del piccolo arcipelago.
Non solo vietò l'uso degli altari druidici, ma obbligò gli isolani e partecipare a messe della durata di tre ore; ai bambini fu vietato giocare e furono obbligati a portare la bibbia ovunque andassero. Vennero imposte delle messe obbligatorie sia domenica che mercoledì, impedendo i lunghi viaggi degli uomini locali alla ricerca di cibo, infine vennero abolite la musica e perfino giocare a carte. Alle navi mercantili fu, ovviamente, vietato di commerciare di sabato.
Se John Mackay non era abbastanza, l'arrivo dei mercanti e dei primi turisti portò ad Hirta malattie sconosciute, forse il vaiolo o il tetano infantile chiamato "cnatan na gall". Inoltre, gli stranieri vedevano i kildani come selvaggi, fenomeni da baraccone da deridere.
Tutto questo portò ad un rapido spopolamento delle isole che arrivarono a contare una trentina di persone nel 1930. Decisero a questo punto di migrare in Scozia e da allora i kildani e il loro paganesimo così singolare fanno parte della storia passata.
Altre teorie tendono però a smentire questa resistenza pagana e dicono che gli abitanti fossero stati effettivamente convertiti nel Basso Medioevo, ma che abbiano mantenuto delle tradizioni sincretiche che li abbiano resi semplicemente un po' naif.
Un articolo di Emanuele Rizzardi
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